Il ripristino del Nome Divino nel Nuovo Testamento della TNM

nome-01Ci siamo già occupati in un precedente articolo (Il nome Divino nella Bibbia: Abuso di un’ipotesi) della indiscutibile presenza del nome divino nella Bibbia. La posizione dei testimoni di Geova circa il nome divino è nota. Esso dovrebbe essere presente in tutta la Scrittura. Questo principio è valido certamente per le Scritture Ebraiche (Vecchio Testamento) dove la sua presenza nel testo originale è indiscutibile.

Ad oggi però, non abbiamo alcun manoscritto che riporti il Tetragramma in nessun libro del Nuovo Testamento (da Matteo ad Apocalisse o Rivelazione). Pertanto la posizione della Traduzione del Nuovo Mondo, che ripristina il nome divino nella forma GEOVA 237 volte nelle scritture Greche, può sembrare senza basi.

Nell’articolo precedente, linkato sopra, abbiamo spiegato le ragioni, filologiche ed esegetiche, per cui il nome divino deve essere presente anche nel Nuovo Testamento.

In effetti però la posizione dei testimoni di Geova, di ripristinare il Nome Divino nel Nuovo Testamento, fa sorgere altre domande che il nostro articolo precedente non prendeva in esame:

Se il nome divino è così importante come mai Dio non lo ha preservato nel Nuovo Testamento?

Se la Bibbia è stata alterata su questo punto importante come possiamo essere sicuri che non sia stata alterata in altri aspetti altrettanto importanti?

Perché Dio non ha preservato il suo nome nel Nuovo Testamento

Con quale autorità i Testimoni di Geova hanno inserito il Nome Divino nel Nuovo Testamento, dal momento che nei manoscritti antichi è assente?

Risposta: Con la stessa autorità con cui teologi e traduttori biblici hanno eliminato il Nome Divino dal VT, dal momento che in tutti i manoscritti antichi è presente quasi 7000 volte

Che il nome divino sia importante è fuori discussione. Esodo 3:15 (Versione della CEI) dice:” Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.” Nulla in questo brano indica che il nome divino dovesse poi cadere in disuso. Il profeta Malachia scrisse:” Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti.” (Malachia 1:11,CEI) Pertanto la Parola di Dio è chiara: il nome divino avrebbe dovuto rivestire grande importanza non solo per gli ebrei ma anche per i gentili. – Isaia 54:5

Queste Scritture, unitamente al fatto che tutta la Bibbia è Parola dello stesso Dio, ci permettono di capire che il nome divino dovrebbe essere presente in tutto il testo sacro. (2 Timoteo 3:16)

Il Nuovo Testamento cita spesso brani dell’Antico Testamento, e in molti di questi è presente il Tetragramma. – Si paragonino ad esempio Isaia 61:1,2 con Luca 4:18,19.

Se accettiamo questi ragionamenti scritturali in tutta la loro forza e semplicità non possiamo che concludere che il nome divino dovesse essere presente anche nei manoscritti greci originali.

Perché allora oggi manca?

I testimoni di Geova hanno più volte proposto la spiegazione riassunta dall’enciclopedia biblica Perspicacia in questo modo:

Evidentemente perché quando furono fatte quelle copie [dei manoscritti originali del Nuovo Testamento] … il testo originale degli scritti degli apostoli e dei discepoli era già stato alterato. Quindi copisti successivi devono aver sostituito il nome divino nella forma del Tetragramma con Kyrios e Theòs (ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 324), proprio come era avvenuto nelle copie più tarde della traduzione dei Settanta delle Scritture Ebraiche. — Perspicacia nello studio delle Scritture, Vol. 1° pag. 1023.

L’opuscolo Il Nome Divino (Edito dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova) scrive:

Comunque, Gesù e i suoi seguaci avevano profetizzato che nella congregazione cristiana sarebbe sorta l’apostasia. L’apostolo Pietro aveva scritto: “Pure fra voi vi saranno falsi maestri”. (II Pietro 2:1; vedi anche Matteo 13:36-43; Atti 20:29, 30; II Tessalonicesi 2:3; I Giovanni 2:18, 19). Questi avvertimenti si adempirono. Una conseguenza fu che il nome di Dio finì nel dimenticatoio. Fu addirittura tolto da copie e traduzioni della Bibbia!” (pag. 16).

Secondo questa tesi ci fu una apostasia dal vero cristianesimo che esplose, in tutta la sua forza, dopo la scomparsa degli apostoli. Questa apostasia ebbe come conseguenza l’alterazione del testo biblico. Prove di questa alterazione si riscontrano in ciò che è avvenuto alle copie della Settanta. P. E. Kahle dice:

Ora sappiamo che il testo greco della Bibbia [la Settanta] in quanto scritto da ebrei per ebrei non traduceva il nome divino con kyrios, ma in tali MSS [manoscritti] era conservato il Tetragramma scritto in caratteri ebraici o greci. Furono i cristiani a sostituire il Tetragramma con kyrios, quando il nome divino scritto in caratteri ebraici non era più comprensibile. – The Cairo Geniza, Oxford, 1959, p. 222.

Pertanto la tesi dell’alterazione del testo non è del tutto campata in aria. Essa è avvenuta con la Settanta. Perché non potrebbe essere accaduta la stessa cosa con i manoscritti del Nuovo Testamento?

Ma è logico credere che l’Iddio Onnipotente non sia stato capace di preservare la sua Parola scritta?

La verità è che noi abbiamo la Parola scritta di Dio. Pertanto Dio l’ha preservata. Ma non c’è dubbio che, nel corso dei secoli, nemici della pura adorazione abbiano cercato di distruggerla. Notate cosa accadde nel passato.

Era inverno. A Gerusalemme il re Ioiachim era seduto accanto a un braciere in cui ardeva un fuoco per riscaldare la sala del trono. Il racconto spiega come avvenne che una parte essenziale della Sacra Bibbia fu data alle fiamme. Citiamo direttamente dal racconto:

Or avvenne nel quarto anno di Ioiachim figlio di Giosia, re di Giuda, che questa parola fu da Geova rivolta a Geremia, dicendo: “Prenditi il rotolo di un libro, e vi devi scrivere tutte le parole che ti ho proferite contro Israele e contro Giuda e contro tutte le nazioni, dal giorno che ti parlai, dai giorni di Giosia, fino a questo giorno. Forse quelli della casa di Giuda ascolteranno tutta la calamità che io penso di far loro, acciocché tornino, ciascuno dalla sua cattiva via, e affinché io effettivamente perdoni il loro errore e il loro peccato. – Geremia 36:1-3

Questo è solo un esempio di ciò che subì la Bibbia nel corso del tempo. I nemici di Dio tentarono in tutti i modi di eliminarla.

Molti sanno che la Bibbia nel tempo ha dovuto subire notevoli attacchi che ne hanno messo in pericolo l’integrità. Ma pochi sono consapevoli dei tentativi di corruzione del testo operati da scribi poco onesti. Facciamo qualche esempio.

Matteo 24:36. In questo brano, a proposito della “grande tribolazione”, alcune versioni della Bibbia (citiamo ad esempio, quella di G. Ricciotti) dicono: “In quanto poi al giorno e all’ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, ma solo il Padre”. Si noti che mancano le parole “né il Figlio”, che però compaiono in molte altre traduzioni. Perché mancano? Evidentemente questo versetto preoccupava i sostenitori della Trinità! Infatti, come poteva il Figlio non conoscere cose che il Padre conosce se i due sono coeguali? Commentando Matteo 24:36, “The Codex Sinaiticus and The Codex Alexandrinus”, un testo pubblicato dagli amministratori del British Museum, spiega: “[I manoscritti biblici] Sinaitico e Vaticano aggiungono, dopo cielo, le parole né il Figlio, che a quanto pare è la lezione originale, in seguito omessa per timore di equivoci dottrinali”.

1 Giovanni 5:7,8. Questo brano in alcune versioni presenta una glossa nota come Comma Giovanneo. La versione Diodati traduce: “Tre son quelli che testimoniano nel cielo: il Padre, e la Parola, e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa. Tre ancora son quelli che testimoniano sopra la terra: lo Spirito, e l’acqua, e il sangue; e questi tre si riferiscono a quell’una cosa”. Circa questo passo trinitario, F. H. A. Scrivener, esperto di critica testuale, scrisse:

Non esitiamo a dichiarare la nostra convinzione che le parole in questione non furono scritte da S. Giovanni: che furono originariamente introdotte in copie latine in Africa da una glossa marginale, dove erano state collocate come pia e ortodossa annotazione sul v. 8: che dal latino finirono in due o tre tardi codici greci, e da lì nel testo greco stampato, dove non avevano alcun diritto di trovarsi. — A Plain Introduction to the Criticism of the New Testament (Cambridge, 1883, 3a ediz.), p. 654.

UUno zelante scriba trinitario aveva pensato bene di inserire una nota che conferma la sua dottrina nota che poi passò nel testo principale e per secoli venne usata come prova di una dottrina non insegnata nella Bibbia.

Cambiamenti relativi al Tetragramma

In 134 luoghi i soferim (scribi) ebrei cambiarono il testo ebraico originale da YHWH in Adhonài. Gins.Mas, vol. IV, p. 28, § 115, dice:

Abbiamo visto che in molti di questi centotrentaquattro casi in cui il testo oggi accettato legge Adonai conforme a questa masora, alcuni dei migliori MSS. ed edizioni antiche hanno il Tetragramma, e ci si chiede come si sia pervenuti a questa variazione. La spiegazione non è da cercare lontano. Da tempo immemorabile i canoni giudaici decretavano che il nome ineffabile si dovesse leggere Adonai, come se fosse scritto אדני [´Adhonài] anziché יהוה [YHWH]. Nulla era dunque più naturale per i copisti che sostituire il Tetragramma che era loro proibito pronunciare con l’espressione che ne indicava la pronuncia.

Come si evince chiaramente, per motivi più o meno nobili, gli scribi tentarono di togliere il Tetragramma dal testo sostituendolo con Adonai (Signore).

Il Nome Divino nella versione greca dei LXX

Per secoli si è creduto che la LXX greca non contenesse il Sacro Tetragramma. Questo avvalorava la tesi secondo cui in epoca cristiana (1° secolo d.c.) gli ebrei della diaspora non utilizzassero il Tetragramma nell’adorazione e che i cristiani, che usavano la versione dei LXX nella loro predicazione, ne seguissero l’esempio. Negli scorsi decenni sono stati rinvenuti molti frammenti di antiche versioni greche delle Scritture Ebraiche nei quali è stato trovato il nome divino, scritto di solito in lettere ebraiche. Questo indica che il nome divino fu usato nelle versioni greche fin dopo l’inizio del IX secolo E.V. Questo conferma pure che la manomissione del testo delle Scritture avvenne realmente.

L’enciclopedia biblica Perspicacia a proposito dei tentativi di manomissione del testo biblico fa questo commento:

Manomissione del testo biblico. Come si può qui notare, il manoscritto ebraico …di De 32:3, 6 contiene il nome divino. Anche la traduzione greca dei Settanta (P. Fouad Inv. 266, al centro) del medesimo passo contiene il nome divino in caratteri ebraici. Si noti però che nel codice Alessandrino, del V secolo E.V., in quegli stessi versetti il nome divino non c’è più. Fu semplicemente eliminato. Non venne tradotto con un equivalente greco, bensì sostituito con una forma abbreviata della parola greca Kyrios (Signore)

Altri tentativi di corruzione

A volte il lavoro dei copisti e dei traduttori fu influenzato da considerazioni diverse dall’amore per la Parola di Dio. Esaminiamo altri tre esempi:

1. I samaritani costruirono sul monte Gherizim un tempio rivale di quello di Gerusalemme. A sostegno di ciò, nel Pentateuco samaritano fu fatta un’interpolazione in Esodo 20:17. Fu aggiunto il comando, come se fosse appartenuto al Decalogo, di costruire un altare di pietra sul monte Gherizim e di offrirvi sacrifici.

2. La persona che per prima tradusse il libro di Daniele per la Settanta greca si prese delle libertà nella sua versione. Inserì frasi che a suo giudizio dovevano spiegare o ampliare ciò che diceva il testo ebraico. Omise particolari che pensò potessero urtare i lettori. Quando tradusse la profezia sul tempo in cui sarebbe comparso il Messia, contenuta in Daniele 9:24-27, falsificò il periodo di tempo dichiarato e aggiunse, alterò e spostò delle parole, a quanto pare per far credere che la profezia sostenesse la lotta dei Maccabei.

3. In Francia, Luigi XIII (1610-43) autorizzò Jacques Corbin a tradurre la Bibbia in francese per contrastare gli sforzi dei protestanti. Con questo scopo in mente, Corbin inserì nel testo delle interpolazioni, fra cui un riferimento al “santo sacrificio della messa” in Atti 13:2.

Come mai Dio non impedì questi tentativi? La Torre di Guardia del 1/10/1997 a pag. 13-14 fa questo commento:

Geova non impedì che la sua Parola subisse queste manipolazioni né esse cambiarono il Suo proposito. Che effetto ebbero? I riferimenti al monte Gherizim aggiunti dai samaritani non resero la loro religione lo strumento usato da Dio per benedire il genere umano. Al contrario, dimostrarono che, sebbene la religione samaritana asserisse di credere nel Pentateuco, non era affidabile in quanto a insegnare la verità. (Giovanni 4:20-24) L’alterazione delle frasi nella Settanta non impedì al Messia di arrivare nel tempo predetto dal profeta Daniele. Inoltre, anche se nel I secolo era in uso la Settanta, si ha motivo di ritenere che gli ebrei fossero abituati a sentir leggere le Scritture in ebraico nelle sinagoghe. Di conseguenza, mentre si avvicinava il tempo dell’adempimento della profezia, “il popolo era in aspettazione”. (Luca 3:15) In quanto alle interpolazioni fatte in 1 Giovanni 5:7 per sostenere la Trinità e in Atti 13:2 per giustificare la messa, non cambiarono la verità. E col tempo le frodi vennero completamente smascherate. La grande quantità di manoscritti biblici in lingua originale giunti fino a noi consente di verificare l’accuratezza di qualunque traduzione.

Questa citazione mostra due cose:

1. che nonostante i tentativi di manomissione il testo che oggi abbiamo è sostanzialmente fidato. Contiene, in sostanza, il messaggio che Dio voleva giungesse al genere umano: che la salvezza è provveduta tramite il seme, il Regno di Dio e che chi lo desidera può ricevere la vita eterna.

2. che contrariamente a quanto affermano i nostri oppositori religiosi i testimoni di Geova sono perfettamente consapevoli degli attacchi che ha subito la Bibbia ma, dalle prove raccolte, hanno fiducia che il testo biblico che oggi è giunto in nostre mani è stato preservato.

Da quanto precede possiamo capire che Dio non ha impedito ai suoi nemici di tentare di manipolare e corrompere la sua parola. In molti casi è stato possibile ricostruire la lezione originale solo dopo attente ricerche. In qualche caso (ad esempio il Comma Giovanneo) si è dovuto attendere qualche secolo prima che la lezione originale venisse ripristinata. Ma nonostante le interpolazioni e i tentativi di manomissione il messaggio centrale, la venuta del seme, la salvezza provveduta dal Regno e la santificazione del nome divino, è arrivato inalterato. In buona sostanza, anche se qualche dettaglio poteva, in qualche periodo storico, non essere chiaramente compreso, il messaggio fondamentale era sempre perfettamente comprensibile.

Dio (che non è un pignolo) ha fatto sì che il messaggio centrale arrivasse inalterato, che le alterazioni non rendessero irriconoscibile il testo o fossero tanto gravi da compromettere il messaggio fondamentale. Inoltre ha fatto si che uomini sinceri e devoti potessero utilizzare le prove a loro disposizione e ripristinare la lezione originale.

Se questo ragionamento è valido per gli esempi citati sopra (e le prove storiche indicano di si) perché non dovrebbe essere accaduta la stessa cosa per il nome divino nel Nuovo Testamento? Se hanno tentato di manipolare il Tetragramma dal Vecchio Testamento e dalla versione greca dei LXX (e solo grazie alle scoperte del nostro secolo abbiamo la lezione originale) perché non avrebbero potuto farlo con il Nuovo Testamento? E se Dio non ha impedito i tentativi sopra esposti, ma ha fatto si che si raccogliessero prove interne ed esterne utili per ripristinare la lezione originale, perché avrebbe dovuto impedire la manomissione del Nuovo Testamento?

D’altra parte ha fatto sì che le prove esterne ed interne fossero tali da permettere la ricostruzione della lezione originale. Anche con il testo neotestamentario privo del Tetragramma, il messaggio principale era rimasto inalterato e le prove accumulate nel tempo avrebbero permesso di ripristinarlo.

Inoltre, lo scopo per cui Dio ispirò quest’altra parte delle Scritture non era quello di mostrare quale è il suo nome e cosa significa per il genere umano perché questo era stato già fatto nel Vecchio Testamento. (Esodo 3:14,15) Lo scopo per cui fu ispirato il Nuovo Testamento è riassunto in maniera mirabile dall’evangelista Giovanni che scrisse:

Ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate la vita per mezzo del suo nome.- Giovanni 20:31.

Se lo scopo principale del Nuovo Testamento è indicarci che tramite Gesù si adempiono tutte le promesse fatte ai profeti è evidente che questo era il messaggio principale che andava preservato in questa porzione della Bibbia. (2 Corinti 1:20; Rivelazione 19:10) D’altra parte i riferimenti al Nome di Dio nel Nuovo Testamento sono talmente evidenti da rendere palese la sua presenza anche in questa porzione della Bibbia. – Matteo 6:9; Giovanni 12:28; 17:6,26; Ebrei 6:10

Pertanto Dio ha preservato la sua parola scritta da corruzione e manomissione facendoci arrivare il messaggio principale inalterato e permettendo alle prove di giungere fino a noi per permetterci di ripristinare la lezione originale. Questo è accaduto nel Vecchio Testamento in molti luoghi e anche nel Nuovo con il ripristino del Tetragramma. Come scrive il Professor Furuli nel suo libro “Il ruolo della teologia e del pregiudizio nella traduzione della Bibbia” (Italia, Azzura 7 edizioni) a pag.163: “Nel caso della presenza di “Geova” nel NT non si tratta di informazione implicita, ma di critica testuale”. In pratica, quello che hanno compiuto i traduttori della TNM è una operazione di ricostruzione della lezione originale basandosi su prove interne ed esterne.

Adesso rispondiamo all’altra domanda posta all’inizio del nostro articolo:

Se la Bibbia è stata alterata su questo punto importante come possiamo essere sicuri che non sia stata alterata in altri aspetti altrettanto importanti?

Abbiamo già visto che il nostro Creatore ha fatto sì che il messaggio principale della Sua Parola scritta (la venuta di un seme che avrebbe liberato l’umanità dal peccato e dalla morte, rivendicato la sovranità di Dio e santificato il suo Nome) è stato preservato. Dio non ha impedito gli attacchi alla Sua Parola scritta ma ha fatto si che elementi interni ed esterni permettessero di ripristinare la lezione originale.

Il lavoro di copiatura e ricopiatura del testo in effetti è stato accurato, tenendo conto dei mezzi limitati all’epoca. Per fare un esempio dell’estrema attenzione e accuratezza dei copisti, prendiamo i masoreti, copisti delle Scritture Ebraiche vissuti fra il VI e il X secolo d.c. Secondo lo studioso Thomas Hartwell Horne calcolavano “quante volte ciascuna lettera dell’alfabeto [ebraico] ricorreva in tutte le Scritture Ebraiche”. Pensate! Per evitare di omettere anche una sola lettera, quei copisti devoti contavano non solo le parole che copiavano, ma anche le lettere. Secondo uno studioso, nelle Scritture Ebraiche contarono a quanto pare 815.140 singole lettere! Uno sforzo così diligente assicurò la massima precisione.

La Torre di Guardia del 1/4/1998 pag. 11 e 12 fa questa affermazione:

Le prove [dell’autenticità e corretta trasmissione del testo] sono costituite da migliaia di copie scritte a mano dei manoscritti biblici — circa 6.000 copie delle Scritture Ebraiche per intero o in parte e circa 5.000 delle Scritture Greche Cristiane — che sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Un’attenta analisi comparata dei numerosi manoscritti esistenti ha permesso agli studiosi di individuare gli errori dei copisti e determinare la lezione originale. Riguardo al testo delle Scritture Ebraiche, lo studioso William H. Green poté quindi dire: “Si può affermare con sicurezza che nessun’altra opera antica ci è pervenuta in forma così accurata”. Simile fiducia si può avere nel testo delle Scritture Greche Cristiane.

I nostri critici prendono in esame parole come queste, che compaiono spesso nelle nostre pubblicazioni, per sottolineare la sottile contraddizione apparentemente esistente. Dicono in sintesi:

Ma se i testimoni di Geova credono che il testo delle Scritture Greche Cristiane (il Nuovo Testamento) sia fidato, come fanno a dire che è stato alterato per il nome divino? Questa affermazione sulla manomissione del testo in relazione al nome divino non fa cadere ogni fiducia nella corretta trasmissione del testo?

I critici citano spesso quanto compare nel libro La Bibbia Parola di Dio o dell’uomo (Edito dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova) in relazione alla trasmissione e custodia del testo biblico. La parte “incriminata” dice:

Nel 253 E.V. l’imperatore Diocleziano prese provvedimenti direttamente contro la Bibbia. Nel tentativo di cancellare il cristianesimo, ordinò che tutte le Bibbie cristiane venissero bruciate. Queste campagne di oppressione e genocidio furono una vera minaccia alla sopravvivenza della Bibbia. Se gli ebrei avessero fatto la stessa fine dei filistei e dei moabiti o se gli sforzi compiuti prima dai giudei e poi dalle autorità romane per eliminare il cristianesimo avessero avuto successo, chi avrebbe scritto e preservato la Bibbia? Ma nonostante tutto, i custodi della Bibbia – prima gli ebrei e poi i cristiani – non furono sterminati e la Bibbia è sopravvissuta. (pp.16-17)

A questo punto obiettano:

come fanno i primi cristiani ad essere apostati per aver cancellato il Tetragramma dal testo e “custodi della Bibbia” per averlo preservato?

La realtà è che ogni affermazione va letta nel preciso contesto in cui è scritta e tenendo conto di quello che credono realmente i testimoni di Geova circa la trasmissione del testo sacro. In ultimo, più che lanciarci in arditi teoremi, dovremmo narrare i fatti storici per quello che sono e lasciare che siano essi, e non le nostre opinioni precostituite, a guidarci.

Cominciamo dagli ebrei. La Bibbia dice che “a loro furono affidate le rivelazioni di Dio.” (Romani 3:2) I testimoni di Geova credono quindi che per la prima parte della Bibbia i “custodi della Bibbia” furono gli ebrei. In moltissime pubblicazioni dei Testimoni di Geova si leggono parole di elogio per il lavoro di ricopiatura del testo ebraico da parte dei copisti ebrei. Per esempio nella Torre di Guardia del 15/07/1990 a pag. 29 si legge:

Le copie sono accurate? Sì, accuratissime. Coloro che copiavano per mestiere le Scritture Ebraiche (chiamati soferim) stavano molto attenti a evitare qualsiasi errore. Per controllare il loro lavoro contavano le parole e persino le lettere di ogni manoscritto che copiavano. Perciò Gesù, l’apostolo Paolo e altri che citarono spesso gli antichi scrittori biblici non avevano dubbi sull’accuratezza delle copie che usavano. — Luca 4:16-21; Atti 17:1-3.

Avete notato quante lodi verso i copisti ebrei? Ma riflettiamo: non è forse vero che gli ebrei furono infedeli e apostati per larga parte della loro storia? Non è forse contraddittorio elogiare gli ebrei per la trasmissione del testo sacro e poi dire che costoro furono apostati in molti momenti della loro storia? E in quei momenti storici in cui furono infedeli a Dio non ci fu forse il rischio che la parte del Testo Sacro loro affidata venisse corrotta? Certo. Infatti la stessa rivista dice:

Si infiltrarono alcuni errori, ma le molte copie tuttora esistenti ci aiutano a identificarli. In che modo? Ebbene, copisti diversi commisero errori diversi, per cui confrontando il lavoro di vari copisti si possono identificare molti loro errori.

Quindi la presenza di apostati e infedeli tra il suo popolo non impedì a Dio di trasmettere in maniera accurata il testo sacro in ebraico. Infatti la citazione sopra riportata della Torre di Guardia del 1/4/1998 pag. 11 e 12 spiega che gli errori dovuti a manomissione o distrazione possono essere corretti grazie ad un’ “analisi comparata” delle varie copie esistenti.

Perché non dovrebbero valere le stesse considerazioni per la parte greca della Bibbia? L’enciclopedia biblica Perspicacia scrive riguardo la trasmissione del testo sacro in greco:

A proposito della storia del testo delle Scritture Greche Cristiane e dei risultati della ricerca testuale moderna, Kurt Aland scrive: “In base a 40 anni di esperienza e con i risultati ottenuti esaminando… manoscritti in 1.200 passi comparati può essere stabilito che il testo del Nuovo Testamento è stato tramandato in modo ottimale, meglio di qualsiasi altro scritto dell’antichità, e che la possibilità di trovare manoscritti che ne cambierebbero sostanzialmente il testo è nulla”. — Das Neue Testament — zuverlässig überliefert, Stoccarda, 1986, pp. 27, 28.

Ma non furono i copisti del testo sacro in greco, cristiani che nell’ottica della teologia dei testimoni di Geova, sono considerati apostati? Certo! Ma come fra i giudei ci furono re e altri infedeli e nonostante questo Dio continuò ad impiegarli per la preservazione e trasmissione del testo biblico, lo stesso avvenne tra i cristiani.

Una chiave di lettura ce la fornisce la Scrittura di Matteo 13:47-50. Qui si legge:

Il regno dei cieli è simile a una rete a strascico calata in mare che radunò pesci di ogni specie. Quando fu piena la tirarono sulla spiaggia, e, sedutisi, raccolsero gli eccellenti in vasi, ma gli inadatti li gettarono via. Così sarà al termine del sistema di cose: gli angeli usciranno e separeranno i malvagi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Là sarà il loro pianto e lo stridore dei loro denti.

Commentando questo brano la Torre di Guardia del 15/06/1992 a pag. 19 dice:

Pensate che quelli che professavano infedelmente il cristianesimo abbiano avuto una parte nell’illustrazione della rete a strascico? Ebbene, c’è ragione di rispondere di sì. La simbolica rete a strascico includeva la cristianità. È vero che per secoli la Chiesa Cattolica cercò di tenere la gente comune lontana dalla Bibbia. Tuttavia, nel corso dei secoli, uomini della cristianità hanno avuto un ruolo importante nel tradurre, copiare e diffondere la Parola di Dio. Delle chiese hanno poi fondato o sostenuto società bibliche, che hanno tradotto la Bibbia nelle lingue di paesi sperduti. Hanno anche inviato missionari medici e insegnanti che hanno prodotto cristiani nominali, cioè persone che si convertivano per interesse. Così è stato raccolto un gran numero di pesci inadatti, che non avevano l’approvazione di Dio. Ma in questo modo milioni di non cristiani si sono almeno avvicinati alla Bibbia e a una forma di cristianesimo, per quanto corrotta.

Nel frattempo, le persone fedeli sparse qua e là che si attenevano alla Parola di Dio facevano del loro meglio. In ogni data epoca esse costituivano la vera, unta congregazione di Dio sulla terra. E possiamo essere certi che anche loro prendevano pesci, o uomini, molti dei quali Dio avrebbe giudicato eccellenti e unto con il suo spirito. (Romani 8:14-17) Questi cristiani eccellenti furono in grado di portare la verità biblica a molti che erano diventati cristiani nominali o che avevano acquistato una limitata conoscenza biblica dalle Scritture tradotte nella loro lingua dalle società bibliche della cristianità. Così la raccolta di pesci eccellenti procedeva, anche se la maggior parte di quelli raccolti dalla cristianità erano inadatti dal punto di vista di Dio.

La rete a strascico rappresenta perciò uno strumento terreno che professa di essere la congregazione di Dio e che raccoglie pesci. Ha incluso sia la cristianità che la congregazione dei veri cristiani unti. Quest’ultima ha continuato a raccogliere pesci eccellenti, sotto l’invisibile guida angelica, come si legge in Matteo 13:49.

Si può essere o meno d’accordo con l’interpretazione dei fatti storici proposta dai Testimoni di Geova. Ma il punto che ci preme dimostrare è che non c’è alcuna contraddizione nell’affermazione che il testo del Nuovo Testamento sia stato trasmesso sostanzialmente integro e nell’affermazione che il nome divino sia stato alterato negli stessi scritti; né c’è contraddizione nel ritenere che cristiani “apostati” dei secoli successivi al primo, abbiano manomesso la parte greca della Parola di Dio.

Dio ha lasciato che uomini che si professavano suoi servitori (ebrei e cristiani) copiassero il testo e ha fatto in modo, lasciando tracce evidenti -all’interno e all’esterno della stessa Bibbia – che il testo venisse preservato. In ogni caso il messaggio principale, la venuta del seme liberatore, è stato salvaguardato cosicché chiunque, qualsiasi versione della Bibbia legga, possa comprendere le Parole di Dio.

Ci rendiamo conto che l’obiezione dei nostri critici parte, dal nostro punto di vista, da una serie di presupposti errati. Uno è che la prima parte della Bibbia, il cosiddetto Vecchio Testamento, sia meno importante del Nuovo. Il successivo è il considerare la dottrina della Trinità una chiave di lettura autentica della Bibbia.

Il primo presupposto non tiene conto delle esplicite parole di Paolo in 2 Timoteo 3:16: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia.” Come mostra il contesto Paolo parla delle Scritture Ebraiche o Vecchio Testamento che fino ad allora costituivano LE SCRITTURE della congregazione cristiana primitiva. (2 Timoteo 3:14,15) È quindi errato considerare le esplicite indicazioni del Vecchio Testamento sul Nome Divino come desuete. (Esodo 3:13-15) In realtà c’è un filo conduttore che dalle prime pagine della Bibbia porta alle ultime e l’importanza del Nome Divino vi appartiene a pieno titolo. – Rivelazione 3:12

Il secondo presupposto dei nostri critici è totalmente errato perché la dottrina trinitaria è estranea alla Bibbia. (Marco 12:29) Assurgerla a metro interpretativo e sulla base di quello dire che il Nome Divino non è più importante nel Vecchio Testamento e deve essere assente nel Nuovo è anacronistico e fondamentalmente errato. E’ il testo che deve guidarci nello stabilire la retta dottrina e il testo ci dice che il Nome Divino è importantissimo per la salvezza. – Gioele 2:32

Comprendiamo che l’obiezione che viene posta alla TNM nasce dal pregiudizio religioso e non da una seria analisi filologica. Il Tetragramma permette di identificare in maniera inequivocabile il vero Dio e ci permette di comprenderne la personalità e l’essenza. Nella Bibbia tutto ciò che esiste ha un nome. Avere un nome è sinonimo stesso di esistere. Le famiglie hanno un nome. (Efesini 3:14,15) Le stelle hanno un nome. (Salmo 147:4) Gli angeli hanno un nome. (Giudici 13:18; Luca 1:19) Le creature inferiori ricevono un nome. (Genesi 2:19) Per i semiti (parola che deriva da Shem, cioè “Nome”) “tutto ciò che esiste porta un nome e tutto ciò che ha un nome porta un senso”. Non avere un nome o avere il nome cancellato significa non esistere. (Proverbi 10:7;Rivelazione 3:5) Il vero Dio ha un nome. (Salmo 83:18) Conoscerlo non implica semplicemente conoscerne la pronuncia ma comprenderne il significato.

Occultare il nome di Dio significa in pratica occultare l’identità del vero Dio. Questo è ciò che è avvenuto e avviene leggendo le traduzioni della Bibbia attualmente diffuse. Eliminano il nome di Dio dal Vecchio Testamento e non prendono minimamente in considerazione la possibilità di ripristinarlo nel Nuovo.

Una ultima obiezione che viene posta al ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento riguarda i criteri applicati per tale ripristino. I nostri critici vorrebbero far credere che, non avendo manoscritti autografi del Nuovo Testamento contenenti il Tetragramma, ci si appoggi a versioni ebraiche del Nuovo Testamento come base di tale operazione di critica testuale. E siccome in alcuni brani come Ebrei 1:10-12 o 1 Pietro 3:15 il Tetragramma non viene ripristinato (pur essendo il primo una citazione di un brano contenente il Tetragramma nel Vecchio Testamento e il secondo un brano in cui alcune versioni ebraiche lo contengono) si grida allo scandalo e all’incoerenza.

La realtà è molto diversa. Nell’articolo Il Nome Divino nella Bibbia: Abuso di un ipotesi? abbiamo mostrato le ragioni della presenza incontestabile del Nome Divino in tutto il testo sacro. Ma in più vogliamo citare la voce ufficiale dei testimoni di Geova sulle ragioni del ripristino del Nome nel Nuovo Testamento. Citiamo dall’appendice della Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti:

Dalle App. 1A e 1C si comprende chiaramente che il Tetragramma in caratteri ebraici (יהוה) fu usato sia nel testo ebraico che in quello greco dei Settanta. Perciò, sia che Gesù e i suoi discepoli leggessero le Scritture in ebraico o in greco, avrebbero incontrato il nome divino. Quando nella sinagoga di Nazaret Gesù si alzò e, ricevuto il libro di Isaia, lesse Isaia 61:1, 2 dove c’è il Tetragramma, pronunciò il nome divino. Questo era in armonia con la sua determinazione di far conoscere il nome di Geova, come si può notare dalla preghiera che rivolse al Padre suo: “Ho reso manifesto il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. . . . ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere”. — Gv 17:6, 26.

La prima ragione che porta a ritenere che Gesù e gli apostoli usassero il Tetragramma è un fatto di coerenza e continuità. In pratica se il Tetragramma era scritto nella parte ebraica della Bibbia (e nella traduzione greca dei LXX) che Gesù e gli apostoli usavano non c’è motivo di ritenere, alla luce di Giovanni 17:6,26, che non lo usassero.

L’appendice continua dicendo:

C’è la prova che i discepoli di Gesù usarono il Tetragramma nei loro scritti. Nella sua opera De viris inlustribus (Sugli uomini illustri), capitolo III, Girolamo, nel IV secolo, scrisse quanto segue: “Matteo, che è anche Levi, e che da pubblicano divenne apostolo, per primo compose un Vangelo di Cristo in Giudea nella lingua e nei caratteri ebraici, a beneficio di quelli della circoncisione che avevano creduto. Non si sa con sufficiente certezza chi l’abbia poi tradotto in greco. Inoltre l’ebraico stesso è conservato fino a questo giorno nella biblioteca di Cesarea, che il martire Panfilo collezionò così diligentemente. Mi è stato anche permesso dai nazareni che usano questo volume nella città sira di Berea di copiarlo”. (Dal testo latino a cura di E. C. Richardson, pubblicato nella serie “Texte und Untersuchungen zur Geschichte der altchristlichen Literatur”, vol. 14, Lipsia, 1896, pp. 8, 9.).

Matteo fece di più di cento citazioni dalle ispirate Scritture Ebraiche. Dove queste citazioni includevano il nome divino sarebbe stato obbligato a includere fedelmente il Tetragramma nel suo Vangelo in ebraico. Quando il Vangelo fu tradotto in greco, il Tetragramma fu lasciato non tradotto secondo la consuetudine di quel tempo.

Non solo Matteo, ma tutti gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane citarono versetti dal testo ebraico o dai Settanta dove compare il nome divino. Per esempio, nel discorso di Pietro in At 3:22 viene fatta una citazione di De 18:15 dove il Tetragramma compare in un frammento papiraceo dei Settanta datato al I secolo a.E.V. [Vedi App. 1C (1)]. Come seguace di Cristo, Pietro usò il nome di Dio, Geova. Quando il discorso di Pietro fu messo per iscritto, qui fu usato il Tetragramma secondo la consuetudine del I secolo a.E.V. e del I secolo E.V.

In qualche tempo durante il II o il III secolo E.V. gli scribi tolsero il Tetragramma sia dai Settanta che dalle Scritture Greche Cristiane e lo sostituirono con Kyrios, “Signore” o Theòs, “Dio”.

La seconda ragione, collegata alla prima, prende in esame le evidenze esterne. Se Matteo scrisse il suo Vangelo in Ebraico è evidente che usò il Tetragramma nelle citazioni dirette del Vecchio Testamento perché mai un ebreo avrebbe osato omettere o cancellare il Tetragramma da una Scrittura. Lo stesso, dice l’appendice, fecero gli altri Scrittori biblici.

Nell’ultima parte della prefazione si prende in esame lo studio del professor Howard che considera probabile la tesi della manomissione del testo del Nuovo Testamento e in ultimo, solo in ultimo, si prendono in esame le versioni ebraiche ma non come base ultima e fondamentale del ripristino del Nome Divino bensì come conferma che il percorso critico compiuto è corretto. Infatti la prefazione spiega:

Per sapere dove il nome divino fu sostituito con le parole greche Κύριος e Θεός, abbiamo determinato dove gli scrittori cristiani ispirati citarono versetti, passi ed espressioni delle Scritture Ebraiche e quindi abbiamo consultato il testo ebraico per appurare se vi compare il nome divino. In questo modo abbiamo determinato quale identità dare a Kyrios e Theòs e quale personalità attribuire loro.

Per non oltrepassare i limiti del traduttore sconfinando nel campo dell’esegesi, siamo stati estremamente cauti nel rendere il nome divino nelle Scritture Greche Cristiane, esaminando sempre attentamente le Scritture Ebraiche come base. A conferma della nostra versione abbiamo cercato sostegno in versioni ebraiche. In tutti i 237 luoghi in cui il nome divino è stato ripristinato nelle Scritture Greche Cristiane abbiamo quindi il sostegno di versioni ebraiche.

Le versioni ebraiche sono semplicemente una conferma che i traduttori della TNM hanno visto bene perché anche altri, per ragioni simili, hanno fatto allo stesso modo.

È stucchevole pertanto leggere certi articoli in cui si accusa il comitato di traduzione di incoerenza. Chi lo fa, gioca evidentemente sulla buona fede del lettore e sulla inesperienza filologica della maggior parte dei destinatari delle loro informazioni.

Ma visto che abbiamo mostrato l’inconsistenza di questa accusa esaminiamo in dettaglio le ragioni per cui in Ebrei 1:10-12 e in 1 Pietro 3:15 il Tetragramma non viene ripristinato.

Ebrei 1:10-12 è una citazione libera di Salmo 102:25,26. I critici chiedono:

Perché non vi è alcuna nota in calce che rimanda alle traduzioni ebraiche di questo passo? Non vi è alcun dubbio che qui si stia parlando di JHWH, il Creatore del mondo. Il silenzio della nota e la mancanza del “ripristino” del nome Geova in questo versetto dipende semplicemente dal fatto che qui lo scrittore ispirato si sta riferendo al Figlio di Dio: sarebbe molto contrastante con le dottrine dei TdG chiamare il Figlio di Dio Geova.

La verità è ben diversa. Innanzitutto i riferimenti rimandano tranquillamente a Salmo 102:25,26 per cui nessuno vuole occultare nulla. Ma vogliate osservare che neppure in Ebrei 1:5b c’è alcuna nota in calce. Eppure non c’è dubbio che questo brano è una citazione diretta di 2 Samuele 7:14 applicato a Salomone mentre lo scrittore di Ebrei la applica a Gesù. Forse c’è paura di non fare concludere a qualche sprovveduto che Salomone e Gesù sono la stessa persona? C’è qualcuno che potrebbe concludere una cosa del genere?

Inoltre vorremmo fare notare che il fatto che la Scrittura di Ebrei quale citazione di Salmo 102:25,26 è presa in esame nel libro Ragioniamo (Edito dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova) alla voce “Trinità”. Qui leggiamo:

Perché Ebrei 1:10-12 cita Salmo 102:25-27 e lo applica al Figlio, quando il salmo dice che è rivolto a Dio? Perché il Figlio è colui mediante il quale Dio compì le opere creative descritte dal salmista. (Vedi Colossesi 1:15, 16; Proverbi 8:22, 27-30).

Tra parentesi facciamo notare che vi sono più probabilità che un Testimone si renda conto dei fatti dal libro Ragioniamo che dall’appendice o dalla nota in calce della Bibbia. Quindi altro che occultamento di informazioni e incoerenza. Gli unici che occultano la verità sono i nostri critici che mistificano ingannando l’incauto lettore.

Che dire di 1 Pietro 3:15? La Scrittura dice testualmente:

Ma santificate il Cristo come Signore nei vostri cuori, sempre pronti a fare una difesa davanti a chiunque vi chieda ragione della vostra speranza, ma con mitezza e profondo rispetto.

Dove ricorre “Signore” una nota in calce informa:

“Il Cristo come Signore”, אABC; TR, “il Signore Dio”; J7,8,11-14,16,17,24, “Geova Dio”.

La nota ci informa che mentre autorevoli manoscritti greci hanno l’espressione “Cristo come Signore” il Textus Receptus (contrassegnato con TR) ha “il Signore Dio”, omettendo in pratica “Cristo”, mentre le versioni ebraiche del Nuovo Testamento contrassegnate con la lettera J seguita da un numerino hanno “Geova Dio”. Dato che il contesto indica che si parla di Cristo e autorevoli manoscritti hanno Cristo in questo brano non si è operato il ripristino del Tetragramma. Se si fosse operato il ripristino il brano non avrebbe detto, come pensano erroneamente i nostri critici, “Cristo come Geova” ma “Geova Dio”, perché questa è la versione indicata dai testi ebraici. Ma la scelta di critica testuale ha preferito la versione fedele al testo e in armonia con il contesto.

Ricordiamo pure che il Comitato di traduzione ha dichiarato che in tutti i casi di possibile ripristino del Tetragramma si è consultato il Vecchio Testamento per vedere se in quel brano c’erano citazioni dirette contenenti il Nome Divino. Come abbiamo visto né il contesto, né il testo né i manoscritti permettevano il ripristino e pertanto il comitato di traduzione è stato onesto e ha reso il brano “Cristo come Signore”.

In conclusione possiamo dire che il ripristino del Tetragramma nel Nuovo Testamento è giustificato da prove indirette interne ed esterne alla Bibbia. Abbiamo visto che il fatto che Dio abbia permesso la manomissione del testo sacro non ha influito sul messaggio biblico né ha impedito di ricostruirne la versione originale.

Abbiamo anche visto che il Comitato di Traduzione è stato coerente ed onesto nel ripristinare il Tetragramma in tutti i casi in cui c’era un fondato motivo e che i Testimoni di Geova non sono incoerenti nel lodare il lavoro dei copisti pur segnalando errori e manomissioni.

Speriamo che questo studio aiuti coloro in cerca della verità ad attenersi al modello di sane parole evitando i discorsi vuoti e tortuosi che violano ciò che è santo.

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